Anna vive, da quarant'anni, nel suo angolo d'inferno. Ex bambina spavalda e sfortunata, è una donna generosa e fin troppo tollerante, prigioniera dei doveri e della famiglia. Confortata da "anime poverelle" del sottosuolo, in realtà Anna è circondata da molti demoni, reali e immaginari, e da un cielo, che quando si affaccia a scrutarlo diventa, al suo sguardo, sempre più nero.
Come Mario Martone con il suo Leopardi Giovane e favoloso, Gaudino qui s’inventa un cinema paradossale, surreale perché contro le pretese del realismo, ma in grado di restituire una vera e propria visione del mondo, la visione indecisa e struggente, gioiosa e segnata di Anna. L’esatto contrario della tv. E della cosmesi d’autore. Andate e godetene tutti, questo è uno dei nostri migliori cinemi possibili. Coppa Volpi a Valeria Golino, la seconda, 29 anni dopo Una storia d’amore.
sabato 26 settembre 2015
Inside out
Crescere non è sempre facile e Riley, una ragazzina di 11 anni, se ne rende conto quando per seguire il lavoro del padre a San Francisco è costretta a lasciare la sua vita nel Midwest. Come tutti, Riley è guidata dalle cinque emozioni principali - Gioia, Paura, Rabbia, Disgusto e Tristezza - che vivono nella sua mente e che la aiutano ad affrontare la quotidianità. Mentre Riley fatica ad adattarsi alla nuova grande città, nel quartier generale delle emozioni monta l'agitazione: sebbene Gioia cerchi di mantenere uno visione positiva delle cose, le restanti emozioni entrano in conflitto sul modo migliore per esplorare la nuova realtà in cui si trovano.
l tripudio di invenzioni visive per dare corpo all’incorporeo superano per grazia e fantasia quanto fatto da Pixar sin qui. Ma non è solo nell’aspetto visivo che Inside Out fa la storia: il suo plot rivoluzionario, anziché semplificare il messaggio a portata di bimbo, si apre alla complessità della gamma emotiva umana e mette le sorti dell’avventura nelle mani di un'anti-eroina goffa, statica e pavida, portatrice di malinconia. Che si rivela l’arma vincente e scardina ogni tradizione disneyana sul valore dell’essere sempre allegri e ottimisti.
l tripudio di invenzioni visive per dare corpo all’incorporeo superano per grazia e fantasia quanto fatto da Pixar sin qui. Ma non è solo nell’aspetto visivo che Inside Out fa la storia: il suo plot rivoluzionario, anziché semplificare il messaggio a portata di bimbo, si apre alla complessità della gamma emotiva umana e mette le sorti dell’avventura nelle mani di un'anti-eroina goffa, statica e pavida, portatrice di malinconia. Che si rivela l’arma vincente e scardina ogni tradizione disneyana sul valore dell’essere sempre allegri e ottimisti.
sabato 12 settembre 2015
Non essere cattivo
Quelli che una volta erano i "ragazzi di vita", negli anni '90 sembrano appartenere, anche se nella periferia più disperata, a un mondo che ruota intorno all'edonismo. Un mondo dove soldi, macchine potenti, locali notturni, droghe sintetiche e cocaina "girano facili", nel quale Vittorio e Cesare, poco più che ventenni, agiscono alla ricerca della loro affermazione. L'iniziazione all'esistenza per loro ha un costo altissimo e Vittorio, per salvarsi, prende le distanze da Cesare, che invece sprofonda inesorabilmente. Il legame che li unisce è così forte che Vittorio non abbandonerà mai veramente il suo amico, sperando sempre di poter guardare al futuro con occhi nuovi.
È un quadro pasoliniano aggiornato e sformato dalle «spaventose accelerazioni» di L’odore della notte, questo Non essere cattivo: anagramma di Amore tossico e romanzo criminale umanista, inferno iperrealista che non assolve nessuno, lo spettatore per primo. Caligari conosce la misura esatta della parte bassa del mondo romano, ma non ci fa lavare la coscienza nei panni dei suoi protagonisti. Nota a margine: Marinelli si dimostra per quello che è. Ovvero, oggi, il miglior attore italiano.
È un quadro pasoliniano aggiornato e sformato dalle «spaventose accelerazioni» di L’odore della notte, questo Non essere cattivo: anagramma di Amore tossico e romanzo criminale umanista, inferno iperrealista che non assolve nessuno, lo spettatore per primo. Caligari conosce la misura esatta della parte bassa del mondo romano, ma non ci fa lavare la coscienza nei panni dei suoi protagonisti. Nota a margine: Marinelli si dimostra per quello che è. Ovvero, oggi, il miglior attore italiano.
Sangue del mio sangue
Federico, un giovane uomo d'armi, viene sedotto come il suo gemello prete da suor Benedetta che verrà condannata ad essere murata viva nelle antiche prigioni di Bobbio. Nello stesso luogo, secoli dopo, tornerà un altro Federico, sedicente ispettore ministeriale, che scoprirà che l'edificio è ancora abitato da un misterioso conte, che vive solo di notte
A una prima metà tutta ecclesiastica e in parte seria, naturalmente ispirata alla monaca di Monza, si contrappone una seconda ambientata ai giorni nostri, in cui Bellocchio si diverte a giocare con il registro del grottesco che ben conosce per ritrarre un’Italia contemporanea in cui i notabili vampireschi continuano ad avere in mano il potere che esercitano attraverso uno spregiudicato consociativismo. Insomma, Dio e Satana a braccetto. E il popolo sta a guardare senza nemmeno capire che cosa accade.
A una prima metà tutta ecclesiastica e in parte seria, naturalmente ispirata alla monaca di Monza, si contrappone una seconda ambientata ai giorni nostri, in cui Bellocchio si diverte a giocare con il registro del grottesco che ben conosce per ritrarre un’Italia contemporanea in cui i notabili vampireschi continuano ad avere in mano il potere che esercitano attraverso uno spregiudicato consociativismo. Insomma, Dio e Satana a braccetto. E il popolo sta a guardare senza nemmeno capire che cosa accade.
sabato 29 agosto 2015
A blast
Maria è in fuga sull'autostrada da sola, a bordo del suo suv. Solo un giorno prima era una madre premurosa, una moglie amorevole e una figlia responsabile. Ora è una canaglia, determinata a fuggir via dal suo mondo con dietro una valigia piena di soldi. Quello che è successo nelle ultime ore è una storia esplosiva di violenza, bugie e debiti.
Partisan
L'undicenne Alexander è cresciuto in una casa-famiglia guidata da Gregori, una carismatica e travagliata figura paterna. Per Alexander, che ha sempre visto il mondo attraverso gli occhi di Gregori, arriva però il momento di mettere in discussione gli insegnamenti ricevuti dal suo mentore.
È un film compresso Partisan, ricorda un pianto soffocato e mai liberato. Kleiman sembra così ossessionato dal non cadere nei cliché del genere da imporre un freno narrativo alla storia, tutta giocata su un’eccessiva tensione sotterranea. Piazza la macchina da presa su Vincent Cassel (che regala sfumature di cui sembra avara la scrittura) e sui giovani attori, alla ricerca di un fuoricampo che fatica a presentarsi.
È un film compresso Partisan, ricorda un pianto soffocato e mai liberato. Kleiman sembra così ossessionato dal non cadere nei cliché del genere da imporre un freno narrativo alla storia, tutta giocata su un’eccessiva tensione sotterranea. Piazza la macchina da presa su Vincent Cassel (che regala sfumature di cui sembra avara la scrittura) e sui giovani attori, alla ricerca di un fuoricampo che fatica a presentarsi.
La bella gente
Marito e moglie, borghesi e progressisti, un weekend in campagna. Quando lei decide di offrire rifugio a una prostituta rumena, prelevandola quasi a forza dalla strada, gli equilibri a poco a poco saltano.
Punto di partenza programmatico caro a Ivano De Matteo e alla sua sceneggiatrice storica Valentina Ferlan: prendi una coppia politicamente corretta e dimostra come sia in verità peggiore, o comunque non migliore, dei “qualunquisti” altri. Rispetto a I nostri ragazzi, però, il copione di La bella gente è meno ricattatorio e schematico, mentre la regia regala soluzioni sofisticate piuttosto interessanti. Molto bella la scena finale dell’addio di Nadja alla stazione, giocata su quel che potrebbe accadere fuori campo. Di Matteo dovrebbe comunque erigere un monumento ai protagonisti Monica Guerritore e Antonio Catania, davvero perfetti, capaci di rendere sempre credibili due personaggi altrimenti a rischio prevedibilità.
Punto di partenza programmatico caro a Ivano De Matteo e alla sua sceneggiatrice storica Valentina Ferlan: prendi una coppia politicamente corretta e dimostra come sia in verità peggiore, o comunque non migliore, dei “qualunquisti” altri. Rispetto a I nostri ragazzi, però, il copione di La bella gente è meno ricattatorio e schematico, mentre la regia regala soluzioni sofisticate piuttosto interessanti. Molto bella la scena finale dell’addio di Nadja alla stazione, giocata su quel che potrebbe accadere fuori campo. Di Matteo dovrebbe comunque erigere un monumento ai protagonisti Monica Guerritore e Antonio Catania, davvero perfetti, capaci di rendere sempre credibili due personaggi altrimenti a rischio prevedibilità.
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